Al vaglio la “pace fiscale”

Un nuovo tetto a 500mila euro per la pace fiscale. Ad annunciare la novità all’indomani del via libera del Governo alla Nota di aggiornamento al Def è stato il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia (Lega), senza però sbilanciarsi su ulteriori dettagli. Il capitolo fiscale della manovra, che per altro sarà anticipato con un decreto legge ad hoc collegato alla legge di bilancio, è in piena scrittura (e spesso in riscrittura).

Il nodo più grosso da sciogliere è legato però al gettito atteso. Al momento consentendo la rottamazione delle sole sanzioni e dei soli interessi, anche sulle liti fiscali, l’incasso stimato non supererebbe il miliardo. D’altronde M5S ha da sempre dichiarato che non vuole condoni tombali. Inoltre il grosso delle partite pendenti e su cui i contribuenti sarebbero pronti a chiudere subito con il “saldo e stralcio” è sull’Iva. Ma su quest’imposta è l’Europa a dettare le regole e a imporre sempre, anche in caso di definizioni agevolate, l’incasso di quanto dovuto dai contribuenti. Oltre gli interessi e le sanzioni sulle cartelle e le liti Iva, dunque, non si potrà andare.

Per chiudere il cerchio sulla nuova rottamazione i tecnici lavorano alla riapertura delle definizioni agevolate ancora aperte. L’idea da mettere a punto direttamente nel decreto o più avanti in Parlamento nel corso della conversione in legge del Dl, è quella di prevedere nuovi piani di rateizzazioni per quei contribuenti che hanno pagamenti ancora in corso cercando di dilazionare in un maggior numero di rate il debito residuo della rottamazione.

L’altro fronte cui si lavora sono le liti fiscali pendenti. Nella bozza di piano nazionale delle riforme si parlava di contenzioso in primo e secondo grado. L’idea di fondo è quella di allargare la definizione agevolata fino al terzo grado di giudizio, ossia in Cassazione dove ancora oggi i tempi di chiusura delle liti tributarie sono molto elevati. Le ipotesi allo studio mirano a superare le rigidità dell’ultima definizione agevolata targata Gentiloni e che nei fatti non ha incontrato l’interesse dei contribuenti. L’obiettivo è concedere uno sconto in misura percentuale non su sanzioni e interessi ma anche sulla pretesa in discussione tra Fisco e contribuente. E questo soprattutto nei casi in cui l’impresa o il cittadino abbia già vinto in primo o secondo grado e dunque può far valere una pronuncia a suo favore del giudice.