Beni ai soci

Il giorno 12 dicembre è la data ultima per la comunicazione dei “beni ai soci”, adempimento che sta creando notevole confusone tra gli addetti ai lavori, per la complicata sfera di applicazione e le più disparate ipotesi che sottendono l’invio.
Il regime sanzionatorio alla base dell’omessa dichiarazione ha fatto scaturire molteplici perplessità, dando vita a diversi tavoli di discussione tra gli Ordini Professionali in fase di interpretazione delle Circolari emanate dall’Agenzia delle Entrate.
Con la nascita di tale adempimento viene introdotto il concetto di “reddito diverso” nel caso in cui il socio utilizzi un bene dell’impresa “pagando” un corrispettivo inferiore a quello di mercato oppure non pagando alcun corrispettivo. A fronte del verificarsi di tale ipotesi, i costi del bene (diretti e indiretti) sono indeducibili nella determinazione del reddito d’impresa ed in capo al socio si genera un reddito diverso pari alla differenza tra il valore di mercato del bene e quanto corrisposto dal socio utilizzatore del bene stesso.
Per comprendere la portata del regime sanzionatorio in caso di omessa o infedele comunicazione è necessario analizzare quanto previsto nel comma 36-sexiesdecies dell’articolo 2 del DL 138/2011.
La norma prevede, infatti, una sanzione importante per le ipotesi di omessa comunicazione o di
comunicazione con dati incompleti o non veritieri che viene fissata, in solido tra le parti obbligate, nella misura del 30% della differenza tra il valore di mercato di godimento e il corrispettivo pattuito tra le parti.
Se invece l’omissione o l’inesatta comunicazione riguarda una fattispecie per la quale non vi è differenza tra valore di mercato e corrispettivo pattuito oppure che non rientra tra le casistiche disciplinate dalla norma antielusione ma solo dal provvedimento direttoriale, come i finanziamenti o le capitalizzazioni, allora si applica la sanzione residuale per le inesatte o omesse comunicazioni di dati al fisco prevista dall’articolo 11, comma 1, lettera a) del D.Lgs. n°47/1997 nella misura di € 258,00.
A ben vedere la comunicazione rappresenta una vera e propria ammissione di colpa da parte della società concedente e del socio utlizzatore, configurandosi come una vera e propria autodenuncia della violazione delle disposizioni antielusione contenute nell’articolo 2 del decreto legge n°138 del 2011, inoltre la comunicazione contiene già al suo interno l’indicazione delle imposte da recuperare a titolo di reddito diverso sul socio utilizzatore nonché i componenti passivi della dichiarazione della società concedente da rettificare dal suo reddito d’impresa e l’importo sul quale l’ufficio determinerà la sanzione del 30%.
In maniera del tutto automatica, grazie ai dati forniti dagli stessi contribuenti, l’Amministrazione procederà alla rettifica della dichiarazione del socio utilizzatore per l’omessa indicazione del reddito diverso in misura pari alla differenza da lui comunicata, con il recupero di maggiori imposte, sanzioni e interessi, nonché alla rettifica della dichiarazione della società concedente per i maggiori costi detratti a fronte del bene concesso in godimento sempre con il recupero delle maggiori imposte, sanzioni e interessi.
Sembra decisamente più “conveniente” intervenire sui modelli Unico del concedente e utilizzatore per ripristinare condizioni di non violazione della disposizione antielusione, usufruendo delle sanzioni ridotte del ravvedimento operoso, evitando così la sanzione amministrativa pari al 30% tra il corrispettivo pattuito e il suo valore di mercato.