La figura del Fashion Blogger

È ormai ben noto a tutti quanto i social network come Facebook, Instagram, YouTube e Twitter abbiano completamente rivoluzionato il sistema della comunicazione in generale.

La figura del “fashion blogger” , ad essi collegata, è nata di recente, affermandosi con forza in tutti i settori commerciali, con lo scopo di rendere visibile al pubblico dei “followers” quanto pubblicizzato in quel momento.

Più precisamente il fashion blogger è la persona che, sfruttando il proprio carisma e la particolare capacità comunicativa, cura una pagina on-line dispensando recensioni e consigli. É un blogger che pubblica contenuti e risponde alle domande dei propri seguaci sulle ultime tendenze e le novità del momento, condizionando in un certo modo le scelte dei consumatori nella veste di “influencer“.

Diversa è la figura dell'”ambassador“, un soggetto che in forza di un contratto di sponsor si obbliga propagandare il prodotto a fronte del ricevimento di un corrispettivo in denaro o in natura, prescindendo da un giudizio del testimonial che veicola semplicemente un messaggio pubblicitario.
Con sempre maggiore frequenza le imprese imprese forniscono ai fashion blogger i propri prodotti per recensirli e, se apprezzati, utilizzarli nelle foto e nei post dei profili on-line. Per agevolare tale attività, appunto, le imprese regalano i loro i propri prodotti e incentivano gli influencer ad utilizzarli.

La natura giuridica del rapporto descritto tra impresa e fashion blogger e gli effetti contabili e fiscali dell’impresa dipendono sostanzialmente dall’obbligatorietà o meno per l’influencer di recensire il prodotto.
A tale specifico riguardo, si deve ritenere configurata:
– una permuta di beni o prestazioni di servizi se alla dazione del bene corrisponde un obbligo specifico di recensione;
– una dazione liberale da parte dell’impresa (finalizzata alla pubblicizzazione del prodotto) nel caso in cui la recensione da parte del blogger non risulta obbligatoria.
Effetti sul piano delle imposte dirette:
con l’operazione di permuta di beni merce con la prestazione di servizi (la recensione) l’impresa deve registrare due distinti accadimenti economici:
1. la cessione del bene di propria produzione
2. il sostenimento di una spesa pari al servizio ottenuto. Tale spesa è riconducibile all’art. 108, comma 2, TUIR (c.d. spese di pubblicità).
Con riferimento alla cessione del bene si ritiene che, con la sua consegna, l’impresa realizza un ricavo.
Al fine di determinare il valore fiscale della vendita, si osserva che l’art. 9, comma 2, TUIR dispone che per la determinazione dei redditi, i compensi in natura devono essere valutati al valore normale dei beni e dei servizi da cui sono costituiti. Ne deriva l’applicazione del comma 3 dell’art. 9, il quale fa coincidere, sostanzialmente, il valore normale con quello di mercato ovverossia l’intero importo che il cessionario o il committente, al medesimo stadio di commercializzazione di quello in cui avviene la cessione di beni o la prestazione di servizi, dovrebbe pagare, in condizioni di libera concorrenza, ad un cedente o prestatore indipendente per ottenere i beni o i servizi in questione nel tempo e nel luogo di tale cessione o prestazione.
Per ciò che concerne le spese di pubblicità, si rileva che queste sono deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute, conformemente alle nuove regole contabili (D.Lgs. n. 139/2015 e OIC 24) in base alle quali i costi di pubblicità non possono essere più capitalizzati dall’impresa.
Al fine di poter dedurre i costi sostenuti, è opportuno che il contratto tra impresa e fashion blogger specifichi che lo scopo dell’accordo è quello di incrementare la vendita e la diffusione dei propri prodotti e non soltanto aumentare la notorietà del prodotto.
Per contro, nel caso di recensione non obbligatoria la spesa sostenuta dall’impresa rientra nella determinazione della voce spese di rappresentanza – e quindi trovano applicazione le limitazioni alla deducibilità poste dalla seconda parte dell’art. 108, comma 2, TUIR) sempre che siano rispettati i requisiti di congruità e coerenza nell’esercizio in cui vengono sostenute. In mancanza di tali requisiti, le spese risulteranno indeducibili.
Effetti sul piano IVA:
con riferimento alla permuta si deve osservare che – in base all’art. 11, comma 1, D.P.R. n. 633/1972 – le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispondenza di altre cessioni di beni e prestazioni di servizi sono soggette ad imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate.
In base a tale disposizione, la cessione dei beni e la prestazione di servizi devono essere considerate singolarmente ai fini dell’applicazione dell’imposta, della determinazione della base imponibile, dell’aliquota e del momento impositivo. In questo modo, alle parti contrattuali è consentito effettuare la detrazione dell’imposta relativa ai beni e servizi acquisiti.
Anche in questo caso, la base imponibile è costituita dal “valore normale” del bene o del servizio che forma oggetto di ciascuna operazione (art. 13, del D.P.R. del 26 ottobre 1972 n. 633).
Per quanto concerne il momento impositivo, se le operazioni permutative avvengono contestualmente, entrambe le fatture saranno emesse nel giorno di effettuazione delle stesse, altrimenti secondo le regole definite dall’art. 6, D.P.R. n. 633/1972 e quindi:
– nel caso di beni mobili, al momento della consegna o spedizione
– nel caso di prestazione di servizi, al momento del pagamento del corrispettivo.
In particolare, si segnala che l’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 460210/1989 ha affermato che in caso di permuta di beni contro servizi, il regime IVA dipende da quale operazione viene effettuata per prima (cessione di beni o prestazione di servizi).
Diversamente, nel caso di cessione gratuita dei beni, e quindi nel caso di assenza di controprestazione da parte del fashion blogger, trova applicazione l’art. 2, comma 2, n. 4), del decreto IVA, in base al quale le cessioni dei beni il cui commercio rientra nell’attività propria dell’impresa sono rilevanti ai fini IVA.