Saldo e stralcio per le somme iscritte a ruolo

La novità riguarda, sotto il profilo soggettivo, esclusivamente le persone fisiche, quindi sono escluse le società di persone e di capitali.
Dal punto di vista oggettivo la previsione riguarda gli affidamenti agli agenti della riscossione effettuati nel periodo 1° gennaio 2000-31 dicembre 2017. Conseguentemente, come previsto per la rottamazione ter, non è rilevante la notifica della cartella di pagamento, ma si deve fare riferimento al momento in cui l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate creditore affida la riscossione al relativo concessionario.
La disposizione riguarda gli omessi versamenti delle imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di liquidazione effettuate a seguito del controllo automatizzato ai sensi degli articoli 36-bis e 54-bis, rispettivamente del D.P.R. n. 600/1973 e del D.P.R. n. 633/1972. La definizione riguarda non solo le imposte, ma anche le somme collegate dovute a titolo di sanzioni e i relativi interessi.
Si tratta delle dichiarazioni IRPEF, IRAP e, in mancanza di un diniego espresso, anche l’IVA. In tal caso i rigidi vincoli comunitari dovrebbero essere superati in quanto la rinuncia alla riscossione dell’IVA è collegata ad una situazione di oggettiva difficoltà economica in cui si trovano i contribuenti.
Possono essere altresì estinti i debiti affidati al concessionario della riscossione nello stesso periodo eventi ad oggetto l’omesso versamento dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’INPS. Sono escluse, quindi non è possibile in questo caso avvalersi della definizione, le somme richieste a seguito di accertamento.
In tutti questi casi la possibilità di definizione è subordinata alla circostanza che il soggetto debitore versi in una “grave e comprovata situazione di difficoltà economica”.
La possibilità di definizione, quindi la parziale riduzione delle somme dovute, è subordinata alla situazione effettiva del contribuente che deve trovarsi, oggettivamente, in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica. Questo stato di comprovata difficoltà è collegato ad un parametro oggettivo.
Sussiste, infatti, una grave e comprovata situazione di difficoltà economica qualora l’indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) del nucleo familiare, non sia superiore a 20.000 euro.
Indipendentemente dal valore assunto dall’indicatore ISEE, versano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica i soggetti che si sono avvalsi dell’istituto della composizione della crisi da sovraindebitamento, ma su istanza del debitore o uno dei creditori, il giudice abbia disposto “la conversione della procedura di composizione della crisi […] in quella di liquidazione del patrimonio nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione” (art. 14-ter della legge n. 3/2012).
La determinazione delle somme dovute è variabile a seconda della gravità della situazione economica in cui versa il contribuente.
Preliminarmente deve essere osservato come la definizione preveda la “cancellazione” integrale delle sanzioni e degli interessi di mora compresi nei carichi della riscossione. Invece devono essere versate le somme affidate all’Agente della riscossione a titolo di capitale e interessi in misura pari:
– al 16 per cento, qualora l’indicatore ISEE del nucleo familiare risulti non superiore a 8.500 euro;
– al 20 per cento, qualora il medesimo indicatore risulti superiore a 8.500 euro, ma non superiore a 12.500 euro;
– al 35 per cento, qualora lo stesso indicatore risulti superiore a 12.500 euro, ma non a 20.000 euro.
La norma prevede espressamente l’obbligo di versare, senza alcuna riduzione, le somme maturate in favore dell’Agente della Riscossione a titolo di aggio, a titolo di rimborso spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento.
Nell’ipotesi in cui il giudice abbia disposto “la conversione della procedura di composizione della crisi […] in quella di liquidazione del patrimonio nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione”, il debito può essere estinto versando un importo complessivo pari al 10 per cento(escluse le sanzioni e gli interessi di mora che non devono essere in ogni caso versati). La medesima riduzione si applica alle somme dovute a titolo di aggio e alle spese per la procedura e la notifica della cartella di pagamento.
Il debitore manifesta la volontà di aderire alla definizione presentando apposita istanza entro il 30 aprile 2019. La modulistica sarà pubblicata sul sito internet dell’Agente della Riscossione. Nell’istanza il debitore attesta la sussistenza delle condizioni comprovanti lo stato di grave difficoltà economica. Devono essere altresì indicati i debiti oggetto di definizione ed il numero delle rate.
Il versamento delle somme dovute può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019, o in rate pari al 35 per cento con scadenza il 30 novembre 2019, il 20 per cento con scadenza il 31 marzo 2020, il 15 per cento con scadenza il 31 luglio 2020, il 15 per cento con scadenza il 31 marzo 2021 e il restante 15 per cento con scadenza il 31 luglio 2021.
La legge di Bilancio 2019 prevede che “per tutto quanto non previsto […] si applicano, in quanto compatibili, i commi 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 14-bis, 18, 19 e 20 dell’articolo 3 del decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119”. In particolare, il comma 14 prevede che “in caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme di cui al comma 1 […] la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini fi prescrizione e decadenza”.
Durante l’iter di conversione in legge del decreto fiscale 2019, è stato aggiunto il comma 14-bis che così dispone: “nei casi di tardivo versamento delle relative rate non superiore a cinque giorni, l’effetto di inefficacia della definizione, previsto dal comma 14, non si produce e non sono dovuti interessi”.
La disposizione è richiamata dalla legge di Bilancio 2019. Conseguentemente l’ambito applicativo del lieve inadempimento riguarda non solo la rottamazione ter, ma anche la disciplina del saldo e stralcio.
Potranno fruirne, in caso di errori, anche in contribuenti che si trovano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica.
Possono essere incluse nella definizione sia le partite indicate nella procedura di cui all’art. 6, D.L. n. 193/2016, sia quelle oggetto di definizione di cui all’art. 1, D.L. n. 148/2017, qualora per qualsiasi ragione la rottamazione non fosse stata perfezionata.
Le somme pagate a tale titolo non sono in alcun caso rimborsabili, ma di esse se ne terrà conto ai fini dello stralcio. Dovrebbero così essere computate in diminuzione allorquando il concessionario della Riscossione comunicherà al contribuente l’importo dovuto a seguito del saldo e stralcio delle somme iscritte a ruolo.